A volte la parola musicoterapia suscita interesse e altre volte perplessità, a volte è accolta con entusiasmo e altre volte con superficialità o disprezzo. Nei fatti però, la musicoterapia porta aiuto da diversi decenni a persone che appartengono a contesti e àmbiti diversi, porta avanti studi e ricerche per migliorare la propria efficacia e validità, stabilisce criteri per la formazione dei professionisti che la svolgono e di valutazione del lavoro svolto.
Per quanto riguarda me, dico solo che fare musicoterapia è bellissimo. Si può comunicare a livello profondo con chi non può, non riesce o non vuole parlare. Vengono aperte le porte a mondi personali, intimi e preziosi. Si scoprono fiumi, torrenti e mari di vita in mezzo a terre di paura e sofferenza. Si scoprono le musicalità dei sorrisi, dei pianti, dei silenzi. Si può ballare con persone che hanno passato la vita seduti in fronte a un muro. Si scrivono canzoni di gioia con chi dalla vita ha avuto grosse fregature. Si sentono frasi di ringraziamento, di apertura e di affetto… con sincerità inaudite.
Ma fare musicoterapia è difficilissimo. Bisogna studiare molto: tanta psicologia (clinica, cognitiva, psicodinamica, dello sviluppo, della disabilità), musica teorica e pratica, neuroanatomia, eccetera.
Poi bisogna imparare le metodologie e le tecniche musicoterapiche per far fruttare queste conoscenze. In seguito, per far maturare tutte le competenze necessarie, servono molte ore di esperienza, di tirocinio, di confronto, di supervisione da parte di colleghi esperti. Questo processo non si esaurisce nel corso di formazione, ma deve protrarsi continuamente lungo il percorso lavorativo nell’ottica di una formazione e un aggiornamento continuo.
Infine, anche il lavoro di per sé presenta tante difficoltà: spesso bisogna imparare a stare con persone complicate, bisogna imparare a capirle, bisogna imparare a guadagnarsi la loro fiducia, bisogna imparare a stabilire e valorizzare la relazioni con loro, consapevoli che ogni passo avanti può portare cinque passi indietro.
Quindi, vista da dentro, la musicoterapia è qualcosa di molto bello e utile, ma allo stesso tempo difficile e a volte frustrante.
Da fuori invece arrivano molte distorsioni del termine musicoterapia. Da un lato ci sono storpiature come: «faccio 30 minuti di musicoterapia al giorno ascoltando Mozart, mi rende più intelligente»; «in reparto gli infermieri hanno fatto musicoterapia ai pazienti fornendogli un Ipod»; «faccio musicoterapia alle mucche per fare il latte più ricco»; «faccio musicoterapia al mais per curare muffe e malattie». Spesso queste pratiche non hanno alcuna evidenza scientifica. Beninteso, non sempre! Ad esempio ci sono molti studi sull’ascolto di brani musicali riprodotti nei reparti ospedalieri: in questo caso però si parla di music medicine. Questo caso, come gli altri qui citati, è al di fuori di ogni definizione di musicoterapia.
Dall’altro lato invece la musicoterapia viene posta oltre le sue effettive potenzialità e competenze, come nelle scuole in cui la mancanza o l’inadeguatezza della didattica musicale subisce il tentativo di essere colmata da attività di musicoterapia. Oppure, al contrario, quando la musicoterapia viene vista come mera attività di svago o intrattenimento.
Queste distorsioni causano danni alla credibilità disciplinare e scientifica della musicoterapia, portano a interferenze istituzionali, intaccano la sua sana applicazione ai diversi àmbiti di competenza.
Del resto la musicoterapia è una disciplina giovane. I primi che hanno ricercato sistematicamente di applicare l’utilizzo della musica alla salute delle persone, con interventi clinici e relazionali, risalgono a meno di un secolo fa. Questo comporta che ci siano oggi svariati modelli, metodologie e approcci di musicoterapia, con orientamenti e paradigmi scientifici diversi e persino opposti.
Tutti però mirano ad un miglioramento della salute delle persone. Questo fa incrociare i neuroni a molti: il musicoterapeuta è una figura sanitaria? La risposta è: in Italia no. Da noi i corsi di musicoterapia non appartengono a facoltà o scuole di medicina (anche se le collaborazioni sono frequenti). In Italia ci sono diverse associazioni professionali della musicoterapia, che negli ultimi anni stanno ottenendo riconoscimenti, inquadramenti e normative giuridiche: a quanto mi risulta nessuna di queste descrive una figura sanitaria.
Ciò in realtà è molto meno complicato di quanto possa sembrare. La World Health Organization (in italiano ‘Organizzazione Mondiale della Sanità’, o OMS) ci dice che: «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo la mera assenza di malattia o infermità». È chiaro che il sanitario, nelle sue forme di medico, di psicologo, eccetera, lavora sulla salute a 360° (in teoria) concentrandosi più sugli aspetti fisici e mentali. Ma la salute, così intesa, deve essere promossa anche dagli insegnanti, dagli istruttori sportivi, dalle figure politiche, religiose, eccetera. Insomma da tutte le figure professionali con cui abbiamo a che fare per quanto riguarda il benessere fisico, mentale e sociale. Tra queste può figurare il musicoterapeuta, che interviene ove il benessere è compromesso, o minacciato, o anche solo preservato, proponendo attività che attingono alla sfera del musicale col fine di promuovere stili relazionali adeguati per sé e per gli altri, per esplorare e comprendere stati interni complessi e/o problematici, per stimolare la capacità creative, di resilienza, eccetera.
Su queste basi, la World Federation of Music Therapy ha stilato nel 2011 questa definizione, oggi ampiamente abbracciata dal mondo di ricercatori, formatori e professionisti della musicoterapia:
La musicoterapia è l’uso professionale della musica e dei suoi elementi da parte di un musicoterapeuta qualificato con individui, gruppi, famiglie o comunità che cercano di migliorare la loro qualità di vita e la loro condizione fisica, sociale, comunicativa, emotiva, intellettiva e spirituale. La ricerca, la pratica, l’educazione e la formazione in musicoterapia si basano su standard professionali in base ai differenti contesti culturali, sociali e politici.
WFMT
